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Tasse scolastiche: quelle obbligatorie e quelle volontarie

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Durante questo periodo si perfezionano le iscrizioni degli studenti all’anno successivo e come ogni anno si ripresenta la questione dei contributi “volontari”, ovvero quei bollettini che i genitori si vedono recapitare, giustificati come un contributo ineludibile al proseguimento dell’attività didattica.

Sull’argomento si è ampiamente discusso e proprio lo scorso 29 febbraio l’on. Luisa Capitanio Santolini ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’istruzione sostenendo che “il contributo scolastico alle famiglie, per legge volontario, è diventato, di fatto, obbligatorio in un numero crescente di scuole che prospettano, più o meno velatamente, ritorsioni sul voto degli studenti e sulla promozione in caso di mancato pagamento. Sono decine le segnalazioni giunte dalle famiglie che lamentano non solo l’omissis in merito alla natura volontaria del contributo, ma anche l’indicazione che senza il pagamento la domanda non può essere accettata. In tal modo i genitori si vedono costretti a pagare per evitare problemi ai loro figli”. Certamente la questione è molto spinosa e attendiamo gli sviluppi sulla questione.

Intanto è bene fare un po’ di chiarezza su cosa sono le tasse scolastiche e cosa sono invece i contributi, cosa dice la legge in merito e come i genitori possono comportarsi di fronte alle insistenti richieste da parte della scuola.

Le tasse scolastiche

Anzitutto va detto che la legge prevede che la scuola pubblica sia totalmente gratuita fino all’età dell’obbligo (16 anni). Ne deriva che le tasse scolastiche, che si riconoscono perché intestate all’ufficio delle entrate e mai alla scuola, vanno pagate solamente da coloro che si iscrivono al quarto e quinto anno della scuola secondaria di II grado. Si tratta di:

•Tassa di iscrizione (6,04 €).
•Tassa di frequenza (15,13€).
•Tassa d’esame (in caso di esami di idoneità, integrativi, di licenza, di qualifica e di Stato, ovvero la ex maturità).
•Tassa di diploma (che viene corrisposta al momento della consegna del titolo di studio conseguito).

Inoltre le famiglie possono chiedere l’esonero dal pagamento delle seguenti tasse:

•per meriti scolastici (media voti maggiore o uguale a 8/10);
•in condizioni di reddito familiare deficitario (è sufficiente controllare il sito del ministero della pubblica istruzione per consultare le tabelle annuali);
•se l’alunno appartiene a speciali categorie (orfano di guerra, figli di mutilati o invalidi di guerra, ciechi civili), unitamente ad un voto in condotta superiore a 8/10.

Il contributo volontario

Tutto ciò che viene richiesto dalla scuola oltre alle sopracitate tipologie di tasse non è obbligatorio e rientra dunque nella categoria del “volontario”, ma diversi genitori si vedono di fatto presentare, oltre ai soliti moduli di iscrizione, un bollettino con cifre che in alcuni casi arrivano anche a 300 Euro. Il bollettino è intestato all’istituto e in genere presentato come “tassa” obbligatoria per il perfezionamento dell’iscrizione o come costo per l’assicurazione. È qui che generalmente cominciano i problemi, perché se è vero che tutto ciò che è volontario non va pagato “per forza”, è altrettanto vero, come dimostrano le numerose segnalazioni che riceviamo in merito, che le famiglie sono pressate dalla scuola a pagare il contributo e che molte accettano per non creare problemi ai figli. Seppure la legge stabilisce infatti che il genitore che decidesse di non pagare ha gli stessi diritti di tutti gli altri, accade spesso che le scuole applichino pressioni più o meno indirette nei confronti dei genitori restii al versamento, minacciando “particolari attenzioni” nei confronti dei loro figli o ancor peggio la mancata iscrizione all’anno successivo.

La detrazione dalla dichiarazione dei redditi

È bene sapere che coloro che più o meno coattivamente hanno effettuato il pagamento dei contributi volontari possono quantomeno detrarli dalla propria dichiarazione dei redditi, proprio perché si tratta a tutti gli effetti di una donazione e in quanto tale detraibile nella misura del 19% dall’imposta sui redditi. È importante a tal riguardo che venga conservata la ricevuta del versamento e che nella causale vi siano le seguenti diciture: “erogazione liberale” per “l’innovazione tecnologica” oppure per “l’ampliamento dell’offerta formativa” o ancora “per l’edilizia scolastica”.

Aggiornamento: vedi circolare ministeriale n°7 del 19/01/12–> click